Una morte senza colpevoli

Rimini

27 febbraio 2014 – 11:52

Una morte senza colpevoli. Ancora

 

La donna fu sottoposta ad un intervento di frantumazione e rimozione di un calcolo, spirò due giorni dopo per una setticemia. Medici sott’accusa

rimini(ad.ce.)Un calcolo al rene di 2 centimetri può uccidere? Un pezzetto di calcare grosso come una lenticchia, può provocare la morte di una donna? Evidentemente sì, visto che la riminese Nicoletta Sartini, 37enne all’epoca dei fatti, ha perso la vita per un banale intervento di litotrissia: frantumazione e rimozione della pietruzza. Entrata nella sala operatoria dell’ospedale Maggiore di Bologna il 15 ottobre del 2009 la sfortunata signora è deceduta due giorni dopo nel reparto di terapia intensiva, dove era stata ricoverata subito dopo l’operazione. Per una setticemia fulminante. Quali le cause, di chi la colpa? Sono trascorsi quattro anni e la causa penale voluta fortemente dal marito, Luca Nicosanti, fotografo molto conosciuto a Cattolica, non è ancora giunta a conclusione. Anzi, sembra rischi di dissolversi nel nulla. Visto che il pm Gustapane della Procura di Bologna, che ha indagato sul caso, ha chiesto l’archiviazione. E questo dopo la conclusione della perizia medico-legale nella quale il tecnico incaricato dal tribunale, pur non escludendo al 100% delle responsabilità mediche, di fatto, però, non ha ravvisato in tutta evidenza quell’alta probabilità di colpa che, invece, è alla base della normativa penale. In sostanza se responsabilità sanitarie ce ne sono state vanno ricercate in sede civile e non in quella penale. Da qui la richiesta di archiviazione e l’immediata impugnazione da parte dell’avvocato Cristian Brighi, legale della famiglia della Sartini (che lasciò due figli adolescenti di 11 e 14 anni, all’epoca dei fatti). Opposizione corredata da una controperizia del professor Tagliabracci che evidenzia la colpa dell’equipe di urologia nella scelta del tipo d’intervento (non sarebbe stato meglio asportare quel calcolo direttamente con intervento chirurgico, anzichè optare per la sondina e la relativa frantumazione?) e in diverse omissioni, dall’interruzione dell’intervento alla somministrazione dei farmaci fino alle analisi che anticiparono l’operazione. Un faldone carico di documenti che ha convinto il gip bolognese a prendersi del tempo prima di decidere se archiviare o optare per il processo. Nel frattempo, però, in sede civile la causa procede con la richiesta di risarcimento danni all’Ausl, avanzata dall’avvocato Saverio Bartolomei, per una cifra superiore al milione di euro.